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Filet a modano

Filet a modano

Dall’ago col quale si lavora e che in Toscana viene detto “mòdano” è chiamato il lavoro a rete conosciuto anche sotto il nome filet. Filet, termine francese, significa “rete” ed infatti la struttura di questo caratteristico lavoro che tutti conoscono, è uguale a quella delle reti da pesca. Lavoro quindi di origine antichissima: nacque con l’uomo primitivo che con mani ancora inesperte annodava rozzamente le sue reti per gettarle, insidiose, nelle acque del mare. Sulle spiagge dei paesi costieri, come anche nella nostra Cefalù, non è raro vedere pescatori intenti a rammendare gli strappi delle loro reti, e se ci si attarda ad osservarli ci si accorge che essi muovono i fili proprio come fanno le ricamatrici che lavorano il filet.
La tecnica del lavoro è la seguente: scelto il disegno si prepara la rete che viene montata, ben tesa, su un telaio di dimensione proporzionata al lavoro da eseguire e, successivamente, viene ricamata con punti di vario tipo: rammendo, paglia, tela, spirito. Il lavoro richiede attenzione, vista acuta, buona esposizione di luce oltre che precisione e perizia.
Per la lavorazione del filet occorrono: modano (spoletta su cui si avvolge il filo per la realizzazione della rete); ferro (di vario spessore per dare la dimensione voluta al quadretto della rete stessa); telaio e ago con la punta arrotondata per il ricamo.
Oggi il filet è molto richiesto e trova un ampio utilizzo per guarnire tende, lenzuola, coperte, borse, cuscini, abbigliamento (inserti), accessori di arredo.